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OLTRE 1800 PEZZI ANDRANNO AL MUSEO PALOPOLI

31 ottobre 2005

 

CRUCOLI – Dopo la ratifica della concessione del primo sostanzioso finanziamento (un milione di euro) per la realizzazione del Museo Palopoli, sottoscritta lunedì 17 ottobre dal Sindaco Antonio Sicilia presso il Dipartimento Turismo - Beni Culturali – Sport e Spettacolo della Regione Calabria, ora si attende con ovvia trepidazione l’inizio effettivo dei lavori che riguarderanno soprattutto l’adeguamento e l’allestimento dell’antico Palazzo Palopoli sito in contrada Ciuràna (foto sopra), sulla provinciale che da Torretta conduce a Crucoli.

Un progetto definitivo ed esecutivo, redatto dagli architetti Gandolfo Lima di Palermo e Giuseppe Lamanna di Torretta, che naturalmente ha già ottenuto l’approvazione del Ministero Beni Culturali e della Soprintendenza Beni Architettonici della Calabria, che ha sede a Cosenza, e che dovrebbe vedere la conclusione dei lavori previsti entro la fine del 2006 (nella foto sotto, una delle facciate laterali del Palazzo Palopoli).

Tempi relativamente brevi, quindi, stando alle medie italiane in materia di opere pubbliche, se si pensa che la prima firma ufficiale, che potremmo definire una specie di prima pietra burocratica, è stata apposta solo nel gennaio di quest’anno (esattamente il 13) tra il Sindaco di Crucoli e tre degli eredi Palopoli, Ernesto, Aldo e Francesco.

Proprio spulciando quella convenzione si evince che la collezione (esattamente 1835 reperti tutti di proprietà di Ernesto Palopoli) è composta da oggetti risalenti al periodo compreso tra il protostorico ed il bizantino, molti dei quali unici ed altri analoghi a oggetti custoditi in musei importantissimi come in quello di Londra ed in quello di New York. 

Il museo, che sarà intestato a Melissa Palopoli, figlia di Ernesto prematuramente scomparsa alcuni anni fa, e un eventuale centro studi saranno gestiti da una fondazione a partecipazione mista pubblico – privato, con 4 rappresentanze per il Comune, una ognuna per Regione Calabria, Università della Calabria, Soprintendenza ai beni culturali, e quindi i tre fratelli Palopoli. Eventuali altri soggetti privati interessati, come potrebbero essere ad esempio istituti di credito, saranno ammessi nella Fondazione su approvazione dei soci fondatori.

Incontriamo Ernesto Palopoli (foto a lato), sorridente e cordiale come sempre, nella sua abitazione poggiata sulla fiancata collinare di località “Torre di Don Pasquale”, ad un tiro di schioppo dal palazzo familiare che diventerà Museo, e con una splendida veduta panoramica che va della sottostante vallata di Torrente Giardinello fino ad uno spicchio di mare Jonio antistante Torretta. Assieme allo storico crucolese abbiamo fatto un interessante viaggio nel passato dal quale provengono questi pregevoli reperti dal valore storico e culturale inestimabile.

Perfetto Cicerone tra i suoi “gioielli”, Palopoli ci riporta all’età del ferro, con oggetti provenienti da siti della Sibaritide, da Torre del Mordillo, da Francavilla Marittima, da Castiglione di Paludi: sono bronzi (pendenti), vasi di impasto, due scarabei in pasta vitrea ed altri ancora che fanno pensare a corredi tombali di fine IX e inizio VIII secolo a.C.

Dell’età arcaica (VI secolo a.C.) vi sono due nuclei importanti: il primo proveniente dalle Murge di Strongoli, composto da statuette femminili e da ceramiche di tipo corinzio, l’altro da Cirò Superiore (Serra sanguigna), composto da coppe iconiche e ceramiche corinzie.

Ancora reperti tombali, risalenti all’età classica (V secolo a.C.), sono quelli trovati in zona Uliveto a Cirò e Barco a Torretta, mentre altri di età ellenistica (IV e III sec. A.C.) appartenevano a contesti votivi e necropoli ritrovate a Scandale, al bivio di Carfizzi, alle Murge di Strongoli, a Torre Mordillo ed in località Stracolla.

Ne sono esempio una statuetta femminile con porcellino, una divinità sul trono, delle testine fittili, microceramica votiva e alcuni bronzetti; vi sono poi morsi di cavallo in piombo ed utensili in piombo utilizzati per gli alimenti, come spiedi, alari e coltelli, quindi cinturoni bronzei (da tombe di bambini) e ceramica a vernice nera e figurata.

Sempre nei siti di Strongoli (Silica della regina e Manche) sono stati trovati unguentari, lucerne, strumenti da toilette in osso e bronzo, tutti di età romana, mentre la parte da leone la fanno i reperti databili all’età bizantina (VII secolo d.C.), molti di natura tombale, provenienti dalle località Silipetto, Caraconnes, Cammarò, Riganni, Ceramidio: sono fibule in bronzo ed in argento dorato, bocchette acrome e dipinte a fasce, ampolle olearie in piombo, anelli ed orecchini in bronzo e argento.

“Ma la collezione più completa – precisa Palopoli – è composta da affibbiagli di cinture con monogrami, tra i quali una bellissima fibula a scatoletta con parte centrale in lamina d’oro che raffigura due pavoni affrontati che devono in una anfora, mentre la cornice è in argento e la parte retrostante è un ardiglione in bronzo. Probabilmente, visto il significato, è un oggetto portato da pellegrini in visita nella Terra Santa.”   

Quello che ci lascia veramente stupiti e la catalogazione minuziosa e certosina di tutti i reperti, dal più minuscolo al più grande, seguendo un preciso ordinamento per siti, epoche di ritrovamento, genere e provenienza dei vari oggetti, tra i quali è impossibile sceglierne il più bello o il più interessante. Citiamo per esempio due grosse anfore onerarie (utilizzate per il trasporto di alimenti) ritrovate agli inizi del ‘900 a Torretta durante gli scavi per la costruzione di una abitazione di fronte alla spiaggia sud ed a circa 4 metri di profondità: Palopoli è certo che in quel sito vi era un porticciolo per il carico e lo scarico delle merci; oppure un “guttus pappatoio”, una specie di biberon di duemila anni fa, e persino una bambola snodabile (la “barbie” dell’antichità, la definisce lui).

Senza tralasciare la grande necropoli riemersa davanti al Castello Sabatini di Cirò Marina, durante gli scavi per ricavare materiale terroso necessario alla costruzione dell’attuale superstrada Torretta – Cirò Marina.

Ma di questo e tant’altro sentiremo parlare, appunto, quando visiteremo finalmente il Museo Palopoli.

 

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