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A CRUCOLI UN QUARTIERE IN PERICOLO FRANA

27 settembre 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

CRUCOLI –  E' emergenza dissesto idrogeologico per circa un quarto dell'abitato crucolese dove nella zona San Cataldo sono sempre più evidenti i segni di un continuo movimento franoso del tipo che tecnicamente viene definito “a scorrimento rotazionale e/o di scivolamento”.

Un problema in continua evoluzione sul quale da tempo l'Amministrazione comunale ha chiesto l'intervento dello Stato, attraverso la realizzazione di un progetto consolidamento ambientale, e per il quale, visto l'aumentare delle legittime lamentele degli abitanti del posto negli ultimi mesi, proprio giovedì prossimo (28 settembre) il sindaco Antonio Sicilia sarà a Roma, presso il Ministero dell'Ambiente – Tutela del territorio, per richiamare ancor di più l'attenzione del Governo verso questa che è diventata, come dicevamo, una vera e propria emergenza.

Anche perché già nel febbraio scorso, a seguito del maltempo e delle pioggie delle settimane precedenti, da palazzo municipale era partita una lettera di sollecito verso lo stesso Ministero attraverso la quale il primo cittadino comunicava l'aggravamento della situazione franosa in località San Cataldo, con ulteriore incremento di fessure nelle strutture murarie degli edifici ubicati nella zona.

La causa di questa situazione, secondo uno studio fatto redigere già un anno fa dal Comune, sta nel fatto che il territorio su cui sorge il nostro centro collinare è interessato da imponenti movimenti, favoriti anche dalle notevoli pendenze e da profonde incisioni in parte dovute a fenomeni erosivi ed in parte già presenti sotto forma di piccole faglie.

Nella relazione firmata dal geologo Giuseppe Aracri, si riferiva infatti che a favorire il movimento delle argille sotterranee vi è la presenza di una cospicua circolazione idrica nelle arenarie sovrastanti, che in alcuni casi danno luogo a superfici di scorrimento profonde spesso più di 40 metri.

A generare la grossa falda acquifera nel sottosuolo di Crucoli sarebbe l'infiltrazione di acque piovane, specie nei mesi invernali, che creano addirittura una sorta di serbatoi idrici naturali.

Una simile situazione non poteva quindi che riflettersi sulle sovrastanti costruzioni, in molti casi vecchie abitazioni ormai abbandonate, ma in alcuni relativamente più recenti e comunque popolate ed utilizzate dai legittimi proprietari.

Tant'è vero che questa zona di Crucoli è stata inserita dall'Autorità di Bacino Regionale, al momento della stesura del PAI (Piano per l'Assetto Idrogeologico), nella classe di rischio R4 (in una scala che va da R1 a R4), quindi la più pericolosa, anche se rimasta fuori dai finanziamenti della Regione Calabria per i progetti di intervento urgente.

“Il fatto curioso – aggiunge il vice sindaco Domenico Vulcano (foto a lato) – è che quando 3 o 4 anni fa venne redatto il PAI il nostro Comune fu inserito nella fascia a più alto rischio, ma restò incredibilmente fuori da ogni finanziamento perché l'Amministrazione di allora non presentò alcun progetto di intervento. Cosa che invece abbiamo fatto noi l'anno scorso inviando al Ministero dell'Ambiente un progetto preliminare per il consolidamento e risanamento ambientale della zona San Cataldo per una spesa complessiva di un milione di euro.”

L'intervento previsto da questo progetto, redatto dagli ing. Salvatore Misiano e Roberto Mistura, consiste in varie opere: dalla realizzazione di una rete di tubi drenanti piuttosto profonda e lunga oltre 450 metri, alla sistemazione di grosse briglie in gabbioni che dovrebbero bloccare l'erosione alla base della zona in movimento; quindi una paratia di pali ed un cordolo lungo 135 metri, che garantirà la stabilità del versante, ed un successivo rimboschimento dell'intera area e di quelle vicine.

Di certo ora non è più possibile attendere oltre: “Gli abitanti della zona San Cataldo, ma anche di altri rioni vicini – conclude Vulcano – hanno tutte le ragioni per pretendere le necessarie risposte dallo Stato, anche perché vedono in pericolo quelle case che hanno costruito con enormi sacrifici in tanti anni di lavoro, magari all'estero o al nord Italia. E noi, come amministratori, intendiamo fare tutto il necessario affinché quelle che sembrano ferite profonde alle case di Crucoli siano al più presto rimarginate e restituite alla cura del tempo.”

 

 

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