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L'ULTIMO ABBRACCIO A PASQUALINO

3 novembre 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

CRUCOLI – C’era tutta Crucoli, martedì pomeriggio 31 ottobre, a dare l’ultimo saluto a Pasqualino Lamotta (nella foto), la cui giovane vita (aveva da poco compiuto 22 anni) è stata tragicamente stroncata da un incidente stradale nella serata di sabato 28 ottobre nei pressi di Lesmo, piccola cittadina 33 km a nord est di Milano, nei pressi di Monza.

C’erano tanti ragazzi, giovanissimi come lui, amici suoi soprattutto, perché Pasqualino sarà ricordato come l’amicone di tutti, il sorriso che sdrammatizza ogni problema in un ambiente piccolo e con tante problematiche come quello di Crucoli.

C’erano tutti i giocatori, il tecnico, i dirigenti della Crucolese per la quale lui aveva sempre tifato (suo fratello Antonio, oggi vigile del fuoco, è stato per anni una bandiera della squadra) dalla tribuna e anche da lontano, ora che da più di due anni aveva lasciato la sua terra per trasferirsi nella Milano del lavoro, del miraggio economico, della libertà di costruirsi una propria vita.

Ed era quello che Pasquale Lamotta (Pasqualino per tutti) aveva cominciato a realizzare, sostenuto dai parenti che già abitavano nell’hinterland della metropoli lombarda, a cominciare dal lavoro come manovale in una impresa edile di un compaesano, dalla casa, persino da quella fiammante Yamaha R1 (foto a destra) da 1000 cc che sognava da tanto e per la quale da poche settimane era sceso giù a Crucoli per conseguire la necessaria patente. La moto l’aveva invece acquistata da una quindicina di giorni e per lui era un altro sogno che si realizzava, seppure a costo di enormi sacrifici, incluse le tante ore giornaliere trascorse a lavorare senza mai tirarsi indietro a niente.

Ed invece quella parvenza di realtà, dopo sole due settimane aveva mostrato il suo lato ancora più crudele ed inderogabile: un impatto tremendamente violento con un’auto spuntatagli all’improvviso ad un incrocio sulla provinciale che da Milano porta a Lesmo, in un’ora che peraltro è spesso caratterizzata dalla nebbia.

Sta di fatto che Pasqualino quell’auto (sulla dinamica dell’incidente si stanno esaminando i rilievi delle forze dell’ordine intervenute) se l’è ritrovata di fronte senza potere avere al possibilità di alcuna frenata (a terra non sono stati rilevati segni di pneumatici) e mentre la moto si è quasi totalmente infilata nell’abitacolo, lui ha battuto violentemente la testa, seppur protetta dal casco, al piantone laterale tra la portiera anteriore e quella posteriore. La conseguenza più grave, oltre alla frattura di un braccio, è stato un grave trauma cranico che gli ha subito provocato lo stato di coma irreversibile, così come diagnosticato dai sanitari del Centro di Traumatologia dell’Ospedale “Manzoni” di Lecco dove il ragazzo è stato immediatamente trasportato dall’ambulanza intervenuta sul posto.

La mattina dopo (domenica 29) la notizia ha fatto il giro delle case di Crucoli lasciando sconcertata un’intera cittadinanza, nella quale la famiglia di Pasquale (i genitori, i fratelli più grandi, Antonio e Francesco ed una sorellina in tenera età) è stimatissima ed il suo papà, Giovanni, è conosciuto da tutti come un grande lavoratore ed una persona educata e rispettosa. 

Proprio ai genitori nella stessa mattinata i medici hanno quindi prospettato loro la possibilità che gli organi del loro figliolo, tutti sanissimi ed intatti (a parte gli occhi), potessero essere espiantati in favore di pazienti in lista d’attesa in tutta Italia.

Con una generosità che fa onore a loro, ma anche al popolo calabrese, i familiari hanno subito dato il proprio consenso e da oggi essi vivranno sicuramente con un dolore infinito ma almeno addolcito dalla consapevolezza che la morte del loro ragazzo aiuterà a vivere meglio altre persone sofferenti.

“Abbiamo subito la tragedia più dolorosa che una famiglia possa immaginare – ci ha detto al telefono, con voce soffocata dal pianto, Antonio, - ma la più grande risposta d’amore l’hanno data i nostri genitori che hanno subito consentito l’espianto degli organi di Pasqualino. Un ragazzo d’oro che aveva gesti e parole di grande amicizia per tutti, specie per i suoi coetanei crucolesi.”

Quei crucolesi che, per il suo ultimo viaggio terreno, l’hanno accompagnato in tantissimi, e molti senza riuscire a nascondere le lacrime agli occhi, in un pomeriggio triste di fine ottobre, nel silenzio di dolore rotto solo dagli applausi verso la bara alzata in alto dai suoi amici.

Poi Pasqualino è andato via da Piazza Di Bartolo, nella sua bara sulla quale qualcuno ha posto la maglietta giallo rossa della Crucolese. I colori della sua allegria, della sua breve vita, i colori che lo accompagneranno per sempre nell’eternità della morte.

 

 

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