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Non che la metropoli lombarda sia la meta ideale per un artista come lui che davanti a tutto e a tutti pone il proprio orgoglio di essere e di dimostrarsi calabrese fino in fondo, anche nella creatività, ma proprio dalla nostra terra, ammette con amarezza, non sono mai giunti grandi segnali di apprezzamento e di interesse sostanziale verso la “ionicità” di Cersosimo: “A Milano da questo punto di vista continuo ad essere solo ed abbandonato dalle istituzioni calabresi, nonostante la mia galleria sia a poche decine di metri dalla sede dell’Ente Turismo della nostra regione.”
Insieme significa, quindi, come calabresi e come istituzioni calabresi, le stesse che lo snobbano anche quando si tratta di portare oltre i confini regionali le nostre radici: “Al nord – dice – io mi sento in prima linea a combattere da solo, mentre all’estero, guarda caso, mi pongo sempre in rappresentanza dell’arte italiana, e ne sono orgoglioso, nonostante i costi altissimi che purtroppo bisogna affrontare, per accontentarsi poi di pochissimo, magari il recupero delle spese.” Capita l’antifona, parliamo di altro, parliamo di arte vera e propria, della tua, nella quale domina, agli occhi del meno intenditore, la sinuosità raffinata (quasi musicale) delle forme: “La sinuosità perchè io sono abituato, per natura, a smussare ogni angolo, ogni crespa, così come la mia generosità verso le persone, alle quali vorrei sempre portare gioia. Ecco perchè, se ce ne fosse occasione, per la nostra comunità realizzerei un opera a indirizzo morale, che faccia soprattutto godere alla gente la bellezza dell’arte.” Un mondo, quello dell’arte che, a detta dello stesso Cersosimo, oggi vive un difficile momento di crisi, e non solo per l’avvento dell’euro: “E’ in crisi – prosegue lo scultore crucolese – perchè sviluppa sempre di più quella critica filosofica che ostacola la forza creativa, che è fine a se stessa, che si contrappone al senso di riflessione necessario a tirar fuori l’opera finale. Tempo fa, in una lettera con la quale mi si esprimevano apprezzamenti per la mia creatività, lessi una frase che mi rimase impressa per sempre: Com’è difficile nascere a se stessi.” E in questo contesto, in questo presente che viviamo, i giovani che parte hanno? “Quella dei giovani di oggi, ahimé, è purtroppo una generazione che deve passare, è come in quel detto antico che parlava di un ‘grano che non diventerà pane’. Io dai giovani che si sono avvicinati con interesse al mio mondo, ho avuto alcune grandissime delusioni, ma anche belle soddisfazioni e ottime speranze per il loro futuro nell’arte.” Parliamo però anche di presente, di progetti, di nuove idee. “In effetti sono sceso per pochi giorni soprattutto perchè dovevo definire alcuni contatti importanti avuti nei mesi scorsi. Primo fra tutti con una persona di Reggio Calabria che avrebbe intenzione di allestire nella sua città una piccola galleria con le mie opere, delle quali è un grande estimatore da diversi anni. Inoltre sono in attesa del via libera per un monumento ai caduti sul lavoro che dovrò realizzare per l’A.N.M.I.L. di Catanzaro, con il cui presidente regionale, Luigi Cuomo, ho contatti fin dall’estate scorsa. Anche questo sarà in marmo di Carrara bianco, alto complessivamente sei metri (incluso il basamento), e l’ultima parola spetta ora al Consiglio Comunale catanzarese per la delibera del finanziamento dell’opera con fondi dell’ente stesso.”
Poi, prima di salutarci, un pensiero ad un grande artista calabrese recentemente scomparso, Mimmo Rotella, “il maestro del collage”, lo definisce: “Anche lui dovette sopportare tanto disinteresse e grandi sacrifici prima di diventare famoso anche da noi. La sua arte ottenne il successo che meritava a New York, per poi giungere dopo due anni in Italia, dove lui aveva tentato invano di farsi strada, diviso tra la Calabria, Roma e Milano.” |
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