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UN BEATO NELLA STORIA ANTICA DI CRUCOLI

27 ottobre 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

CRUCOLI – Così ricca ed allo stesso tempo pluriraccontata la storia antica crucolese che nessuno mai avrebbe immaginato che tra i suoi illustri avi fosse vissuto un Beato, di famiglia nobile, anzi appartenente ad una di quelle famiglie che lo stesso storico Pericle Maone, nella sua opera “Dominatori e dominati nella storia di Crucoli” (scritta nel 1969 ma pubblicata dall’Amministrazione comunale nel 2000) cita tra i più importanti casati dominati del nostro borgo collinare.

Ed invece ecco che grazie alle ricerche, ancor più approfondite, di Don Pietro Pontieri, Sacerdote della Diocesi di Crotone, nonché giornalista pubblicista, riportate sul suo opuscoletto in vendita in questi giorni con “Il Crotonese”, “Santi sconosciuti del Crotonese” (2006, Editoriale Progetto 2000, Cosenza), si possono leggere notizie riguardanti Fra’ Luigi D’Aquino, Beato confessore nato a Crucoli nel 1550 da Ettore d’Aquino, ultimogenito di Luigi di Castiglione, e da Claudia Venata.

Di lui Pontieri trova ampi cenni nel libro “Della Calabria Illustrata – Opera varia istorica”, scritto da Padre Giovanni Fiore, predicatore cappuccino da Cropani (1622 – 1683) e pubblicato in due volumi dalla Stamperia Roselli di Napoli, il primo nel 1691 ed il secondo nel 1743.

E proprio una perfetta riproduzione di questa opera siamo riusciti a visionare personalmente, per gentile concessione dello storico crucolese Ernesto Palopoli che la custodisce con cura nella sua ricchissima libreria personale. Non che avessimo messo in dubbio l’accurato lavoro svolto da Pontieri, ma la particolarità di una notizia simile ci ha fatto ancor di più gustare la lettura in prima persona di quanto scritto dal Fiore a pagina 123 del primo volume: secondo l’autore “questo gran servo del Signore”, addirittura imparentato in undicesimo grado con San Tommaso, fu battezzato col nome di Annibale, tramutato in Luigi all’atto dell’indossare il saio nel 1569 a Napoli. Già da prima che entrasse nell’Ordine, racconta Giovanni Fiore, Fra’ Luigi condusse sempre una vita da religioso, tanto che già nel 1574, all’età di 24 anni, venne ordinato sacerdote e due mesi dopo gli fu affidato l’incaricato di maestro dei novizi nel noviziato di San Domenico, sempre a Napoli. “Esercitò così bene questa carica per 17 anni – si legge nel testo di Fiore – che per molto tempo appresso ebbero sentirsene utili...”, in pratica fu un modello di stile e di vita che molti dopo di lui presero ad esempio, così come le sue virtù valsero più di un libro di insegnamenti per chi ebbe la fortuna di conoscerlo più: singolarissima fu in lui la modestia dello sguardo che, a metà tra austerità e piacevolezza, immediatamente si guadagnava l’amore e il rispetto del prossimo, tanto da riuscire con agevolezza nella “persuasione alla virtù e la dissuasione dal vizio.”

Dopo i 17 anni di maestro dei novizi fu nominato, all’unanimità, Superiore nello stesso istituto napoletano, anche se egli fece di tutto per opporsi a tale nomina in quanto, a suo parere, quella casa, la prima del Regno di Napoli che doveva servire da esempio a tutto l’Ordine, non poteva essere governata “da un semplice, ignorante, imperfetto suo pari.”

Scappò addirittura a nascondersi in una angolo remoto del monastero per convincere tutti ad eleggere un altro, ma quando fu ritrovato dai suoi confratelli, che gli si manifestarono ulteriormente compiaciuti della scelta fatta, “con religiosa violenza obbedienziale venne costretto a sottoporre le spalle al gran peso.”

E anche nel suo difficile ruolo di Superiore riuscì a raggiungere ottimi risultati per il vastissimo convento, sia di natura spirituale, sia in quella organizzativa: all’umiltà accostò l’austerità del vivere, racconta Giovanni Fiore, vestendo l’abito religioso senza mai “gustar carne”. Ogni notte si sottoponeva solitario a dolorosa fustigazione, ma in un luogo nascosto del convento, affinché non venisse visto. E quando una volta venne scoperto da un frate l’obbligò con giuramento alla segretezza. Anche nelle preghiere, per le quali aveva scelto la cappella del Crocifisso, dove si racconta avesse parlato con lo stesso San Tommaso, era riservatissimo; dormiva pochissimo, in quanto andava a letto tardissimo e si svegliava un’ora prima dell’alba.

Nel suo testamento, fatto prima di prendere i voti, non solo non tenne niente per sé, ma avendo ricevuto dalla sorella alcune rendite annuali, chiese ed ottenne licenza dai suoi superiori di poterle spendere per la biblioteca e per i poveri. Persino il suo abito fu sempre lo stesso e rattoppato, tranne in una occasione quando gli venne ordinato di indossarne uno nuovo.

Non mancano cenni, nel racconto del Fiore riportato in questo opuscolo di Pontieri, alla “sua purezza  verginale”, in nome della quale sfuggiva costantemente ad ogni forma di familiarità con le donne, anche religiose o parenti. Se ne era costretto lo faceva così frettolosamente, seriosamente e con gli occhi fissi a terra, che nessuna mai poté mai raccontare di aver visto il suo volto per intero.

Addirittura, due sue nipoti, monache di Santa Chiara, ottenuto di potergli parlare quattro volte all’anno, riuscirono ad incontrarlo una sola volta (per intercessione dei suoi superiori) e lui, timido e renitente allo stesso tempo, non alzò mai lo sguardo verso il loro viso.

Così riservato che nessuno dei suoi confratelli vide mai una parte nuda del suo corpo, al punto che in punto di morte egli supplicò il suop superiore che non permettesse di spogliare il suo cadavere per essere lavato, così come era in uso tra i religiosi. Morì a Napoli l’8 maggio del 1623.

Una vita molto sconvolgente e difforme dalla nostra mentalità terreno, aggiunge Pietro Pontieri, tanto che la sua ascesi e la sua santità possono competere con l’altro D’Aquino, San Tommaso, ben più famoso per i suoi scritti filosofici, teologici e liturgici.

Ecco perchè su questo figlio della terra crucolese bisognerebbe accendere i riflettori, come suggerisce lo stesso Pontieri, perchè di lui conosciamo ben poco rispetto ad una personalità così ricca e sorprendente.

Con grande nostra sorpresa persino Pericle Maone non ne fa menzione nella sua opera, nonostante avesse avuto notevole liberta di accesso alle fonti napoletane della Biblioteca Nazionale e dell’Archivio storico della città partenopea. Maone cita i D’Aquino tra i più importanti dominatori di Crucoli e regnanti in due fasi storiche ben precise, dal 1368 al 1445 e dal 1530 al 1630.

Ma senza nessun riferimento a Fra’ Luigi, a parte la citazione del padre Ettore, in veste di balio e tutore del nipote Giulio, barone di Crucoli e di Castiglione, al potere dal 1552 al 1559.

 

 

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