|
In realtà un punto d’arrivo, seppure a distanza di 12 anni, sembrava fosse stato scritto nel marzo del 2003 quando, con sentenza n.153/03, il Tribunale Civile di Crotone, Sezione Stralcio, a definizione della controversia civile n.855/93 e in accoglimento della richiesta di risarcimento promossa dai due genitori, rappresentati dagli avv.ti Giovanni Caligiuri e Pierpaolo Acri, condannava il Comune di Crucoli, rappresentato dall’avv. Paolo Monte, al pagamento di euro 51.646,00 per ciascuno dei due coniugi e di euro 50.000,00 per i restanti figli aventi diritto (12.500 euro per quattro fratelli), oltre alle spese processuali. Quell’anello di cemento, si legge nella medesima sentenza (che dichiarò pure l’estromissione dal giudizio di un terzo soggetto, perchè estraneo ai fatti) era “utilizzato durante le feste natalizie come sostegno per l’albero di Natale sistemato in Piazza Garibaldi, a cura dell’amministrazione comunale di Crucoli, e poi trasportato da un dipendente comunale in esecuzione di un ordine impartitogli dal locale comando dei vigili urbani nella predetta località ed ivi lasciato incustodito.” Proprio sulle questioni “proprietà del Comune” e “incustodito” si incentrò gran parte dell’istruttoria processuale, con l’ascolto di diversi testi e l’acquisizione di documentazioni varie, comunque alla fine il Tribunale li ritenne per inconfutabili per l’emissione della sentenza conclusiva. Oltre 150 mila euro, oltre agli interessi, più altri 7 mila, circa, per spese giudiziarie, la cifra che quindi avrebbe dovuto sborsare il Comune di Crucoli, se non fosse che quella sentenza non venne mai eseguita in quanto sospesa dal Giudice d’appello per il ricorso dell’Ente, iscritto al n.° 730/2003. E nonostante questo grado di giudizio sia stato posto in decisione all’udienza del 29 novembre 2005, a tutt’oggi non si sa se quel ricorso è stato accolto o respinto. La solita, proverbiale, insana lungaggine della nostra Giustizia che, a prescindere da qualsiasi decisione, non da’ comunque risposte in tempi umanamente accettabili anche se è lo stesso avvocato Caligiuri ad ammettere che un simile ritardo, seppure inconsueto, è sicuramente dovuto all’enorme numero di casi al vaglio dei giudici. Il legale aggiunge poi di essere fiducioso sia nella sentenza, sia nell’imminenza della stessa. “Nonostante una sentenza, nonostante l’attesa inaccettabile, - è però lo sfogo di Antonio Strafaci - nessuno mi dice niente, la giustizia continua a restare in silenzio in attesa di chissà quanti e quali altri rinvii.” La morte di Andrea, in una circostanza così tragica, segnò l’inizio di un calvario vero e proprio per una famiglia composta da altri cinque figli (di cui uno era gemello del defunto) ed i cui genitori, entrambi braccianti agricoli, hanno sempre affrontato enormi sacrifici per tirare avanti con dignità ed onestà. “Dopo la tragedia – prosegue l’uomo – fummo costretti ad ulteriori sforzi per affrontare una causa così lunga, né tantomeno qualcuno venne a offrirci aiuto o sostegno, anche solo morale. Tutti in silenzio, come la vita che affrontiamo quotidianamente. Se poi a questo aggiungiamo il mormorio della gente, convinta che noi abbiamo già intascato un risarcimento economico per la morte del piccolo Andrea, allora al danno, impagabile, si affianca la beffa.” Un dolore che si riacutizza quindi ancor di più, oggi che un ulteriore grado di giudizio mette in campo i suoi “tempi”, sospendendo di fatto quanto deciso dal Tribunale crotonese e rilanciando in avanti nei mesi (o negli anni?) ogni propria valutazione. “Ho diritto ad avere risposte precise dopo 15 anni, – conclude Antonio – ma mi chiedo pure: se avessi fatto io il danno?” |
||
|
|
torna a inizio pagina | ||