Sommario

La Storia di Crucoli

1816-1818

L'OTTOCENTO: il primo ventennio

 

1816

 

1817

 

1818

      

1816

Il 2 agosto da Cosenza giunge a Crucoli un comunicato dell’Intendente della Calabria Citeriore (la Calabria Citeriore era la provincia calabrese, con capoluogo Cosenza, a Nord del fiume Neto, n.d.a.) con il quale venivano nominati i nuovi Decurioni comunali nelle persone di: Saverio Amantea, Cataldo Ausilio, Cataldo Ciccopiedi, Domenico Di Sessa, Ignazio Grisolia, Giovanni Guzzo, Giuseppe Lamanna, Donato Leggio, Pasquale Scalise, Pasquale Toscano.

Poco tempo dopo (il 15 novembre) giunge da Cosenza anche la nomina dei nuovi amministratori, precedentemente proposti dal Decurionato crucolese, per il periodo 1817/18, e cioè: Tommaso Lamanna, sindaco, Vincenzo Susanna, Primo Eletto Capo della Polizia, Ilario Cavaliere, Secondo Eletto Coadiutore, i quali, è scritto, “Prenderanno carica dal 1° Gennaio 1817”.

Nel febbraio del medesimo anno, su disposizione dell’Intendente, il Decurionato nominò una «Guardia Rurale», addetta alla custodia del territorio crucolese, nella persona del Dott. Giuseppe Lamanna, 40 anni.

 

 

 

 

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1817

     Ancora oggi, per viva voce di molti crucolesi, si sente parlare di un orologio comunale un tempo situato nel rione S Maria e da molti anni inesistente. A dimostrazione che esso era di vecchissima costru­zione ne abbiamo trovato traccia in una riunione amministrativa del 2 giugno 1817 nella quale, esaminata la perizia effettuata per la riparazione di detto orologio, in avaria da più tempo, veniva delibe­rata la somma di 10 ducati e 50 grana da destinare alla sua riattiva­zione.

Nel ferragosto dello stesso anno venne stabilito dal civico congresso di provvedere al più presto alla riparazione della fontana pubblica (unica allora a fornire acqua potabile ai crucolesi, n.d.a.), vista la perizia effettuata del muratore Domenico Di Bartolo. In quella stessa seduta venivano nominate tre Guardie Rurali (o Guardaboschi), su disposizione dell’Intendente della Provincia, nelle per­sone dei sigg. Don Giuseppe Lamanna, Salvatore Varano e Cataldo D’Amico.

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A quei tempi ricorrenti erano gli esposti contro l’amministrazio­ne locale, da parte di grossi proprietari che si dichiaravano creditori delle stesse e quindi esigevano i dovuti rimborsi. Così accadde che la famiglia Siciliani di Cirò, nella persona del Cav. Don Ferdinando, presentò nel 1817 un esposto all’Intendente della Provincia, nel quale dichiarava che la sua famiglia era creditrice del comune di Crucoli di 64 ducati, pagati dai Siciliani come contri­buzione fondiaria del fondo Frassia nel periodo 1809-1810. Tale somma era a carico delle casse comunali crucolesi, affermava il Cav. Ferdinando, e non della famiglia Siciliani, come erroneamente stabi­lito. Infatti nella seduta del 25 settembre 1817, il Decurionato prese atto della situazione e deliberò la precisa somma di 64 ducati in favore dei Siciliani di Cirò.

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      Nella seduta del 12 ottobre dello stesso anno si ritorna a parlare della popolazione crucolese, allorché il Decurionato, su richiesta dell’Intendente Provinciale, provvede a stilare l’elenco degli artigiani o negozianti di Crucoli ai quali presentare successivamente la tassa­zione prevista dalla legge.

 La lista era composta da una diecina di attività tra cui annotiamo: Giuseppe Montagnese, di anni 46, m.° calzolaio e negoziante, Gennaro Macrì, di anni 58, bottegaio, Lorenzo D’Afflitto, di anni 30, m.° ferraro e proprietario, Giovanni D’Amico,      di anni 30, calzolaio e proprietario.

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     1818

      E' un anno intenso di perizie e progetti, sul tavolo delle varie sedute decurionali.

Iniziamo dal 27 maggio quando gli amministratori prendono visione della perizia, effettuata dall’Arch. Antonino Pignataro di Cirò, riguardante il cimitero di Crucoli che era giunto al limite massimo della capienza di tombe e necessitava urgenti ampliamenti. Tant’è che viene subito deliberato che lo stesso Pignataro provvedesse a redigere il relativo progetto.

 Il 14 giugno invece il Decurionato si trova ad esaminare altre due perizie redatte sempre dal Pignataro riguardanti opere pubbliche di prima necessità: la prima riguardava la strada che andava “da S. Elia sino alle Manali, - è scritto nel verbale - della larghezza di 16 palmi”; la seconda era la strada che andava dalla «Piazza» fino al «Cavalcatoio», larga «palmi 12». Nelle perizie erano inclusi inoltre ammodernamenti di muri, di silicate» e riparazione e chiusura del recinto della fontana pubblica. Il tutto per una spesa prevista di 2016 ducati.

Ed infine il 20 agosto, il Decurionato, presa visione del progetto di restaurazione della Chiesa di S. Pietro, presentata dall’Architetto Pignataro, deliberò:

1) che l’appalto dei lavori venga aggiudicato al migliore offerente; 2) che i lavori si eseguano entro il mese di Maggio 1819 sotto la sorveglianza di un’apposita commissione comunale; 3) che il legname usato venga fornito dal comune; 4) che il materiale vecchio, riutilizzato dall’appaltatore, venga prima controllato dai periti; 5) che all’appaltatore vadano 3/4 dell’importo stabilito dalla perizia. Egli verrà pagato a fine lavori, dopo che saranno riconosciuti regolarmente eseguiti; 6) che l’aggiudicatario dell’appalto, al momento dell’ultima ag­giudicazione, dovrà dare idonea cauzione approvata dal sindaco; 7) le spese di carta bollata, registro, banditore o altre occorrenze andranno a carico dell’aggiudicatario.”

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