| Sommario |
La Storia di Crucoli |
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1920-1942 |
IL XX° SECOLO: dal periodo fascista alla seconda guerra |
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1921
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Arriviamo così agli anni venti, cioè nel primo dopoguerra, durante i quali il problema di maggior rilievo era la scarsità dei generi alimentari nel nostro come in tanti piccoli comuni meridionali. In tale situazione era prevedibile l’aumentare smisurato dei prezzi al consumo, specie di carne e latticini. Lo stesso bilancio comunale era pieno di non poche lacune, per cui l’Amministrazione locale era spesso costretta ad aumentare le imposte comunali. Da una seduta consiliare del 21febbraio 1921 annotiamo questa delibera: «Tenuto presente l’enorme rincaro del prezzo del bestiame e l’esagerato prezzo dei latticini, senza giustificato motivo, considerato che il bilancio comunale del 1921 presenta delle lacune incolmabili, visto l’aumento apportato alla Tassa sugli Esercizi e sulle Rivendite, si delibera di triplicare la tariffa sul bestiame in vigore nella provincia, e cioe:
cavallo, bue, mulo, toro £.
18,00
Dalla stessa delibera rileviamo la composizione del Civico congresso: Sindaco, Pasquale Parise, Consiglieri presenti, Agostino Ciccopiedi, Giovanni Riggio, Giuseppe Celsi, Luigi Sarcone, Giuseppe Caligiuri, Tommaso Celsi, Giuseppe Celsi, Francesco Punelli, Consiglieri assenti: Francesco Comite, (deceduto), Francesco Rendace, Gaetano Lamanna, Antonio Siverino, Giuseppe Romano, Giuseppe Paletta, Segretario Comunale, «notaro» Tito Artese.
La Festa di Manipuglia, in onore della Vergine Protettrice di Crucoli, è ormai una manifestazione dalle origini molte lontane. Ogni anno in aprile è solito costituirsi il Comitato organizzatore formato dai cittadini che si offrono volontariamente. Infatti in un documento del 5 aprile 1923 leggiamo di una riunione del Comitato, tenutasi nella casa comunale. In quella prima seduta furono nominati Presidente e Cassiere rispettivamente il Cav. Leonardo Di Bartolo ed il Sig. Francesco Turano. Altri componenti erano Francesco Siverino, Antonio Celsi (di Giuseppe), Michele Perri, Guglielmo Vitali e Domenico Rinzelli.
1926-27 Ed a proposito delle Feste religiose, un’ordinanza della «Regia sottoprefettura di Cotronei», in data 29/9/1926 faceva divieto di balli pubblici in occasione di festività religiose. Tra l’altro il documento affermava che «...Tale usanza, in quanto contrasta con lo spirito di austerità e di costumatezza, reca offesa al sentimento dei fedeli». Un altro aspetto importante della Festa patronale crucolese è sempre stato quello economico, cioè la raccolta delle offerte da parte dei cittadini per poter affrontare necessarie spese di organizzazione. Così, nel resoconto finale delle festività del 1927 troviamo alcune cifre degne di nota: l’incasso finale fu di £. 18.597, grazie alle offerte dei fedeli, i quali naturalmente donavano per ciò che possedevano. Si andava infatti, tanto per fare un esempio, dalle 400 lire offerte dal Sig. Giuseppe Risoleo di Giovanni, alle 200 delle famiglie Palopoli e Fabiano, alle 100 lire del dott. Raffaele D’Afflitto, per arrivare alle 10 lire di gran parte dei cittadini, come il sig. Giacinto Smurra ed il Sig. Raffaele Bruno. La spesa totale invece ammontava, per quell’anno, a L. 12.144 e tra le varie voci di «uscite» troviamo la onnipresente e tradizionale Zampogna (L. 650), l’arciprete (639), la banda musicale (500 lire) ed il Maestro della banda (529 lire!). Annotiamo che alla voce «arciprete» erano comprese tutte le spese religiose, e comunque c’è da dire che una lira di allora corrispondeva a circa un euro di oggi. Comunque la restante somma di 6.453 lire veniva depositata su un libretto postale, per essere sommata poi nella manifestazione dell’anno dopo.
1930 Nonostante Crucoli non raggiunse mai un elevato numero di abitanti, le attività commerciali e artigianali del piccolo centro ionico risultavano essere non poche e di diverso genere. Annualmente veniva stilato dal comune un elenco in tal senso e nel luglio del 1930, ad esempio, ecco com’era risultato questo «statino»: l’esercizio più numeroso era quello di tipo alimentare con 10 attività; seguivano i calzolai con 7 e le «bettole» (osterie, n.d.a.) con sei attività; quattro erano poi i medici (tutti di casate benestanti) e tre le macellerie. I fabbri e i bar erano due come i mulini (tanto necessari un tempo e di proprietà dei sigg. De Sessa e Guscimà). Vi erano tre «macinini» e un frantoio (detto «trappito»). Seguivano poi le altre attività singole: un esattore, una farmacia, un falegname, un pescatore (presenza alquanto rara dato che allora Torretta era costituita da poche costruzioni attorno alla Stazione ferroviaria), ed infine addirittura una «Cassa Rurale Istituto Bancario». Sempre in tema di cifre è curioso riportare uno degli annuali verbali di «Chiusura d’Esercizio» del comune di Crucoli. Abbiamo preso in esame il resoconto del 31 dicembre 1930 (anno IX) dal quale risultava: CONTO DI CASSA Riscossioni £. 134.013,17 pagamenti di competenza £.151.153,44 credito contabile £. 17.140,27
CONTO DI AMMINISTRAZIONE
somma da riscuotere £. 22.066,20 Il Podestà De Bartolo Leonardo
1942 Infine un’altra curiosità è rappresentata da un elenco di artigiani stilato il 15/10/1942, ritenuti aventi diritto al «Libretto di Mestiere» di allora. L’elenco comprendeva 4 falegnami (tra cui Vincenzo Costantino, al momento richiamato alle armi), 5 fabbri (come Bruno Gaetano), un meccanico, Giovanni Anania , anch’esso richiamato alle armi, tre sarti da uomo (tra i quali Giacinto Smurra), due sarte da donna, Annina Ciccopiedi fu Ferdinando e Rosina Leto , ben 12 «riparatori e produttori di calzature a mano» (trascrizione letterale), come Pasquale Cornicelli e Francesco Cantelmo, tre «barbieri parrucchieri e affini», tra cui Cataldo Lamanna e Gaetano Scervino , e addirittura 21 «trasportatori di cose mediante veicoli a trazione animale», tra i quali Antonio Mazzei fu Francesco
LA FINE DEL RACCONTO A questo punto il nostro curioso racconto si conclude. Nel nostro viaggio nel passato documentato di Crucoli abbiamo voluto riferire al lettore le vicende a volte tristi e a volte liete che hanno caratterizzato la vita del nostro piccolo centro collinare. Avevamo già premesso un cambiamento di linguaggio tra la storia antica della prima parte e il riferimento cronologico della seconda, per cui non resti infastidito il lettore dal nostro «salterellare» tra un decennio e l’altro, a partire dagli inizi dell’Ottocento. Difatti la nostra ricerca si è fermata agli anni della seconda guerra mondiale, anni di povertà e di disperazione, di dolore e di voglia di ricostruire una società migliore. Forse dal ‘42 ad oggi qualcosa di interessante è successo nella vita amministrativa crucolese, ma trascriverne la cronaca significava voler sminuire il senso di mistero e di curioso che del passato ci affascina e ci appassiona. Per cui ci pare giusto lasciare ad altri la possibilità di mettere alla luce nuove documentazioni e nuovi commenti. Da parte mia la viva speranza di aver contribuito, del tutto disinteressatamente, a far conoscere lo stile di vita e le vicende di tanti nostri antenati, i quali, seppur in piccolo, sono stati i protagonisti (senza gloria!) della storia di Crucoli, un tranquillo paesino affacciato sullo Jonio la cui vita è protesa oggi verso un futuro incerto e forse mai più ricco di emozioni e umanità, come in questa storia che è giunta ormai alla fatidica e amara parola Fine. Nunzio Esposito
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