| Sommario |
La Storia di Crucoli |
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| Capitolo Primo |
I CRUCOLESI |
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Quando, al tempo dei normanni, i fratelli Parisio ebbero Crucoli, essa era una piccola comunità stabile (Villa) costituita già in una cellula feudale. I suoi abitanti, detti allora Villani o Servi della Gleba, vivevano in umili capanne, con poche masserizie e rudimentali attrezzi di lavoro. Essi erano obbligati all’Incolato, cioè formavano una cosa sola col feudo e persino non potevano allontanarsene. Vivevano coltivando i terreni circostanti per il cui affitto cedevano grano ed orzo ai loro signori, e nelle malannate la quantità era uguale all’intero prodotto! Spesso erano tenuti a prestare giornate di lavoro gratuito ai padroni per coltivare i loro poderi privati, oppure, dietro magro compenso, eseguivano fabbricati rurali o urbani, stradelle, abbeveratoi, pozzi, muri di cinta, ponticelli, luoghi di delizia, ecc. I primi abitatori di Crucoli, fin dalla fondazione del casaletto, probabilmente ottennero in affitto appezzamenti di terra del demanio feudale che coltivavano a vigna, orto, frutteto, oliveto. Su alcuni terreni, vicini alle case, esercitavano il diritto di riparare e custodire il bestiame nei mesi freddi; nei Corsi potevano seminare o pascolare bestiame liberamente, poiché erano dei terreni abbandonati dagli antichi proprietari per paura delle scorrerie saracene prima dell’anno mille. Sui Corsi, concessi al casaletto di Crucoli grazie all’organizzazione amministrativa dei Normanni, i nuovi abitatori praticarono una rotazione agraria di 5 anni: nei primi due ognuno seminava la parte del terreno datagli; negli altri tre anni tutto il corso, comprese le sciolle, era destinato al pascolo senza confini e libero a tutti. In seguito il feudatario pretese un piccolo canone per il pascolo, arrivando persino a pretendere l’affitto dell’erba!... * * * Oltre al dominio del feudatario, Crucoli viveva sotto la tutela ed il dominio della Madre Chiesa di S. Donato e del suo Vescovo. I fedeli pagarono, fino agli ultimi tempi del feudalesimo alcune «decime prediali» ai vescovi di Umbriatico, i quali, nei primi anni di vita di Crucoli, oltre ad interessarsi della salute spirituale dei nuovi arrivati, spesso cercarono di assicurare una migliore condizione di vita ai crucolesi. I crucolesi ebbero grande predilezione per gli animali bovini, scarsa per gli ovini ed i suini. Allevavano con cura i loro buoi da lavoro ed ognuno aveva l’asinello, detto Bagaglio. * * * A partire dall’inizio del sec. XIV nacquero le Università meridionali, che erano le riunioni di tutti i cittadini di un centro abitato, con i loro diritti e doveri. All’Università di Crucoli, per poter sostenere i bisogni popolari, furono ceduti dai regnanti molti terreni, su alcuni dei quali esercitarono diritti sia i cittadini sia l’Università, su altri l’Università ed il feudatario, e su altri ancora la sola Università, che li utilizzò per alleviare le tasse dei cittadini. In merito all’Amministrazione civica c’è da dire che il 10 maggio di ogni anno i cittadini capifamiglia si riunivano nel solito luogo delle adunanze per eleggere il Reggimento delle loro Università e cioè, per le più piccole, un sindaco e due eletti, questi ultimi generalmente erano analfabeti!... La loro elezione doveva avere approvazione del feudatario, mentre reggimento nominava subito un cancelliere e qualche altro inserviente (es. un banditore). Gli amministratori esercitavano dei diritti piuttosto interessanti, come la presentazione al vescovo di una terna di nomi di sacerdoti per la nomina dell’arciprete quando questi veniva a mancare. Il bilancio preventivava piccole somme, spesso inutilizzate, per opere pubbliche come ponti, strade poderali, fontane, riparazioni chiese. Non si trascuravano poi le spese per le feste patronali e del Corpus Domini; immancabile quella per la manutenzione dell’orologio pubblico. Il Sindaco era pagato e spesso, alla scadenza del mandato annuale poteva essere chiamato, insieme ai suoi collaboratori, a render conto del suo operato. Fin dal tempo degli angioini i feudatari di Crucoli avevano costruito nella cittadina, per incutere timore e per loro sicurezza, un magnifico castello nel quale vivevano oziosamente e sontuosamente con le loro famiglie e numerosa servitù. Il molto denaro necessario alla loro vita se lo procuravano spogliando la povera gente. La pressione dei feudatari era fatta sentire dai loro Baroni, che disponevano di un certo numero di Sgherri e di sei locali per uso di carceri. Tanto è vero che il sindaco e gli eletti, povera gente comune, erano sempre in balia dell’illimitato potere di quella gente. |