| Sommario |
La Storia di Crucoli |
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| Capitolo Quarto |
VITA ECONOMICA E SOCIALE |
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Nel 1752, su disposizione di Carlo III di Borbone, a tutte le Università del Regno (diramata ben undici anni prima), a Crucoli veniva compilato il Catasto Onciario grazie all’opera (piuttosto tardiva!) dell’allora sindaco Giuseppe Peretto, degli eletti Giuseppe Prioli e Pietro Caligiuri, e del cancelliere e notaio Bruno Nati. Per questo lavoro furono nominati deputati i nobili Troiano Spataro e Giuseppe Librandi, i borghesi Francesco Bitetto e Antonio Crispo, i poveri Andrea Crispo e Arcangelo La Cava e il clericale Don Giovanni Pietro Pignataro, arciprete. Per una regolare stima dei beni posseduti dai rivelanti (coloro che avessero dichiarato il proprio stato patrimoniale) furono nominati Estimatori gli esperti Domenico Mazziotta e Antonino Monizza di Crucoli e Andrea Viterbo e Giuseppe Le Quaglie di Cirò. Sui documenti dell’Università spiccava, come stemma una bella torre con due maestosi leoni affrontati, in ricordo dello stemma degli Amalfitani. Comunque, in base alla Rivela del Catasto, in quegli anni vivevano a Crucoli 118 capifamiglia (di cui 6 donne). Tra di loro troviamo un dottore fisico, due notari, due dottori in legge, due speziali di medicina. Dei rimanenti vi erano 27 massari di campo o massari di bovi, 43 bracciali, 5 custodi di bestiame, un custode di terreni; ed inoltre: 2 mastri focolari, 2 mastri ferrari, 3 mastri calzolari, 2 mastri barbieri, 3 mastri fabbricatori, un mastro forgiaro, un mastro sartore, un mastro pignataro, un mulattiere, un armigero, un cuoco, 2 estimatori di campo, un cameriere. Delle donne capifamiglia, 5 erano vedove, di cui una abitante a Rossano, la sesta, Lucrezia Caligiuri, ebbe il coraggio di dichiararsi Donna libera con figli. Le abitazioni erano poste in questi rioni: Motta, Piazza, Portella, S. Maria, Capo di S. Maria (attuale Cozzo, n.d.a.), S. Pietro, S. Elia, Scaccieri o Scacchieri, Sotto il ponte, Tropea, Ponte del Fosso. Le contrade rurali, in cui i crucolesi avevano creato orti e vigne, erano molte, tra cui le più note: Gruppo, Ciuranà, Corsaro, Valle dell’Aromolo, Rigardo, Frassia, Acqua delle Canne, Pantalemone, Palombara, S. Maria, Poro, Noci, Mandra del Casale, S. Stefano, Sorviti, Magliulo, Cantamissa, Schino, Silipeto, Petraro, Acqua dei Lupi, Fontana del Medico, Bavornia, Finia, Serra di Malinconico, Rudia. Tra i bracciali molti erano benestanti e pochissimi nullatenenti. Appena 50 pecore erano possedute dal bracciale Geronimo d’Artese, mentre il civile Don Giuseppe Perfetto aveva 300 capre e 25 scrofe oltre ai soliti bovini; altre 300 capre, oltre al resto, erano del sacerdote don Silvestro Lamanna. La salute pubblica era tutelata da un solo dottore e da due speziali, mentre a difendere i fedeli dalle ingiustizie e dai torti a cui venivano sottoposti vi erano un arciprete, un parroco e 18 sacerdoti. Due le parrocchie: quella dell’Assunta, retta da don Giovanni Pignataro e quella di S. Pietro, retta da Don Giovanni Ferraro. Ed inoltre: la Badìa di S. Maria di Marepuglia, il cui abate e rettore era il sacerdote Don Gennaro Siciliano; la Badia della SS. Annunziata, di cui era abate il sacerdote Don Giovanni Salvato; la Chiesa di S. Antonio Abate, amministrata dal sacerdote Don Geronimi D’Amico; la Cappella di S. Anna, nella chiesa parrocchiale retta da Don Giacomo Messiliotti, residente a Roma; la Cappella di S. Maria di Costantinopoli, nella Chiesa della SS.Annunziata, amministrata da Don Domenico Pisani; la Cappella del Santissomo, amministrata dal procuratore Sig.Bernardo Carone; la Mensa Vescovile di Umbriatico, amministrata dall’economo sac. Geronimo D’Amico; il Venerabile Ospedale, di cui era amministratore Don Domenico Pisani.
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Nel Catasto crucolese tutti i terreni erano divisi in due grandi categorie: Terreni feudali e Terreni burgensatici. Entrambi potevano essere chiusi, di cui il proprietario era l’unico utilizzatore, e aperti, i quali, specie per il pascolo, erano consentiti anche agli estranei. Il territorio di Crucoli era costituito da circa 15.000 tomolate (5.000 ettari) di cui solo le briciole toccavano agli abitanti e gran parte ai Signori del Feudo.
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Per gli amministratori un grosso problema era far quadrare il bilancio, oppresso, questo, com’era dal Fisco. Con data 13 ottobre 1752, l’allora sindaco Giuseppe Perfetto, gli eletti Giuseppe Pria e Pietro Caligiuri, il cancelliere Bruno Nati presentavano spese d’amministrazione dell’Università, in quel anno, per un totale di 1300 ducati, dei quali ben 625 versati alla Regia Corte per imposte fiscali. Ed inoltre: 25 ai sacerdoti di Crucoli per 250 messe all’anno; 16 per le feste del Corpus Domini e di S. Maria di Marepuglia; 80 per riparazioni di acque e strade; 80 per cittadini inabili, malati ed handicappati.
Sempre nel 1752 la Camera Marchesale crucolese esibì questa «rivela» FAMIGLIA FEUDATARIO — Don Nicolò Amalfitano, marchese di Crucoli, anni 18 — Donna Marianna Pescara, madre, vedova, anni 36 — Don Buono Amalfitano, zio del marchese, anni 42 — Donna Lucrezia Amalfitano, sorella, anni 5 — Don Vincenzo, zio e sacerdote, anni 39 — Don Giovanbattista, zio, Cavaliere, anni 36 — Donna Teresa, zia, monaca, anni 33
SERVITORI — Don Cesare Antonio Susanna, segretario — Don Agostino Susanna, agente — Notaro Bruno Nati, razionale — Reverendo Don Carlo Giglio, cappellano ed inoltre un cavallerizzo, due camerieri, un fattore, un dispensiere, tre servitori di sala, una cameriera, tre servi, un cuoco, un capo armizero, 4 armizeri (2 a guardia del Portone del Castello e 2 per il territorio), uno stalliere ed il suo aiutante.
I terreni di maggior estensione, che furono prima dell’Università e poi comprati dal feudatario, erano: Aria della Colla (60 tomolate), Cammariero (50), Chiusilla (30), Cuturella (20), Frassìa (160), Palombara (100), Sinagro (70), Solleria (72), Varco di Landro (15). Vi erano poi i terreni feudali, per i quali il feudatario pagava l’Adona alla Regia Corte e che fittava in semina ed in erbaggio; tra tali terreni riportiamo i più noti: contrada Elo (900 tomolate), contrada Badia (500), contrada Ianniguercio (500), Prato del Taglio (200), Mortelletto (non specificato), Torre a Pantanaro (500). Ed ecco i pesi gravanti sul Feudo stesso: a Donna Marianna, per i capitoli matrimoniali tra essa e Don Giulio Amalfitano, deceduto, ducati 400 allo zio Don Giovanbattista, ducati 350 allo zio Don Buono, ducati 400 al sacerdote Don Vincenzo, ducati 200 al Marchese Berlingieri di Crotone per un prestito di ducati 8700, ducati 415 al personale di corte, ducati 1.106 È da notare comunque che nel 1812 Crucoli era uno dei soli 9 comuni calabresi in grado di coprire le spese di bilancio (ducati 165: 50 annui) esclusivamente con le entrate patrimoniali.
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Il Catasto del 1784 ebbe come principale fautore Benedetto Siciliano, dottore di Legge, con il quale collaborarono i deputati Antonino Celso, Pietro Palmiero, Patrizio D’Afflitto, Antonio Monizzi e Giuseppe Siciliano. Il sindaco di allora era Marco Castello ed eletti Domenico Filippelli e Lorenzo Salvato. Il cancelliere era il Dott. Chirurgo Pasquale Scalise. Da tale catasto, il secondo ed il più ampio, si nota che Crucoli era tassata per 118 redditi familiari, con un’imposta fiscale ordinaria di 42 carlini a reddito, che diventavano però, in base alle antiche ed alle recenti tassazioni, un’imposizione totale di ducati 5,69 a reddito, per un introito complessivo di circa 671 ducati. Intanto a Crucoli erano affluite altre 60 nuove casate, tra le quali si notavano un Mastro Seggiaro, un Cavallaro, un Mastro di Rizzi (rizze reti di mare), due Macellari, un Mastro Cannizzaro e perfino un Mastro Trattore di Seta (?). Alcune famiglie crucolesi, per cultura e per reddito, si erano piuttosto elevate. Ad esempio i dottori di legge Antonino Celsi e Giovanni Lamanna (reddito di once 777:20!). Vi sono intanto nuovi ecclesiastici: arciprete Don Domenico Pignataro, Don Antonio D’Afflitto, Don Domenico Giglio, Don Giannantonio Piro, economo curato, Don Raffaele Filippelli, Don Domenico Siciliano, suddiacono, e Don Giovanbattista Pizzuti. Crucoli, inoltre, con un reddito totale di once nette 22.568, era una delle cittadine più ricche.
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Tra le consuetudini vigenti nel 1561 vi era l’ordine che il mercato si svolgesse dalla Piazza della Porta di S. Elia fino alla Portella. Ed ancora nel sec. XVIII esisteva il metodo di curare i morsi della tarantola con il far ballare i morsicati al suono della chitarra, fino all’abbattimento di tutte le forze ed all’addormentarsi.
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