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CRUCOLI – E’ il gioiello giallorosso, di casa Crucolese, più pregiato, l’attaccante d’alto rendimento realizzativo che tutte le squadre vorrebbero avere tra le proprie fila e che le difese non vorrebbero mai incontrare, un bomber sul quale da sempre puntano gli occhi società di rango, del crotonese e del cosentino soprattutto, ma alle cui lusinghe lui non ha mai lontanamente ceduto, se non per un paio di brevissime parentesi, né quando esordiva giovanissimo sui campi di terza categoria e dei tornei giovanili, né quando raggiunse la sua maturità calcistica che per molti è il momento del vero trampolino di lancio verso il successo.
Lui è Carmine Amantea, classe 1983, 27 anni compiuti a gennaio, dodici campionati vestiti con una maglia che per lui è da sempre un orgoglio ed una fede intaccabile, 73 reti nelle ultime 5 stagioni in prima categoria: esordio A 14 anni e 9 mesi, nella sua Crucolese e grazie al “fiuto” di Franco Vulcano, campionato di terza categoria 1997/98, anche se la vera affermazione tra i titolari avviene qualche anno dopo, in seconda categoria (stagione 2000/01), ed il suo ruolo iniziale è da difensore, prima centrale, poi da terzino destro.
La prima società di prestigio a puntare su questo furetto dal fisico prestante e longilineo e dal carattere molto riservato è la Cariatese, che frequentava con successo i campi di Promozione: campionato 2000/2001; dopo una stagione da titolare, il ritorno in giallorosso, stavolta sponda Torretta, in una annata piuttosto travagliata per la compagine che aveva poco tempo prima raggiunto la prestigiosa serie D (già Interregionale). Carmine gioca da laterale destro, ma al termine del campionato è ancora retrocessione (con conseguente rinuncia alla Prima Categoria) e lui stavolta decide per sempre: solo e soltanto la maglia della Crucolese. Ma torniamo agli inizi e gli chiediamo: qual’è stata la molla che ti lanciò veramente verso il calcio giocato? “Ricordo un episodio curioso ma per me significativo: avevo 10-11 anni e un giorno mi trovavo seduto con altri miei amici sui gradini della Chiesa di Crucoli. Passa di lì mister Vulcano, mi tocca la testa e mi dice: perché non vieni al campo ad allenarti con la squadra? Accettai l’invito fu l’inizio del mio lungo percorso sui campi di calcio.” Da giovanissimo, però, accetti le lusinghe di società più titolate e lasci Crucoli. Perché? “Avevo voglia di esperienze nuove, anche perché notavo un certo disinteresse intorno alla Crucolese, lasciata tutta sulle spalle del tecnico, di qualche dirigente e di noi giocatori, una specie di fai da te che non portava da nessuna parte. Ed allora accettai di passare alla Cariatese, in Promozione, allenata da Vincenzo Filareti. Con lui, da difensore puro, passai a fare prima il centrocampista avanzato e poi il fluidificante, sempre sulla fascia destra. Alla prima partita di campionato l’allenatore mi porta in panchina, ma mi fa scendere in campo ad inizio del secondo tempo. Da quel momento disputai tutto il torneo con la maglia da titolare. Una grande soddisfazione ed una dimostrazione di fiducia da parte della società cosentina.” Poi l’esperienza a Torretta, terminata con la retrocessione in Prima Categoria… “Beh di quell’anno ricordo l’alternanza di vari tecnici, tra cui Toscano, che fu allenatore-giocatore, e Morelli, che mi impiegarono sempre da laterale destro, ma fu solo una parentesi.” Quindi il tuo vero exploit avvenne nel tuo paese natìo? “Già, evidentemente era scritto che la mia squadra dovesse essere giallorossa, e così fu. Dal 2002, con la società già in seconda categoria, tornai a vestire la maglietta della Crucolese che ancora oggi mi onoro di indossare in giro per la Calabria, perché da lì a poco, esattamente nel 2005, raggiungemmo un obiettivo impensabile per un paesino di 700 anime ed un sodalizio portato avanti da pochi temerari ed in totale economia di bilancio: quella Prima Categoria, che per noi è come la serie B per il Crotone, e che ci apprestiamo a disputare per la sesta stagione consecutiva.” E come giocatore quali soddisfazioni ti porti dietro in modo particolare da quando sei ritornato a Crucoli? “Intanto la soddisfazione di un ruolo, quello di attaccante, che mi ha dato tantissime gioie e mi fa divertire partita dopo partita. Poi il mio rapporto di grande stima e fiducia reciproca che ho con mister Franco Vulcano, con il quale condivido gran parte della mia carriera, a parte le brevi parentesi che ho raccontato. Ma dalla promozione in Prima Categoria ad oggi è stato tutto un susseguirsi di grandi momenti: dalla vittoria con il Papanice che valse il salto di categoria, ai derby con il Torretta, allo spareggio salvezza vinto a San Francesco, ai nostri “miracoli” per non retrocedere.” Hai persino avuto l’onore di giocare assieme ai tuoi fratelli Giuseppe e Vito? “Un caso più unico che raro, direi. Da quest’anno Vito, più piccolo di me di tre anni, è assente per motivi di lavoro, ma con lui e Giuseppe (classe 1981, n.d.r.) abbiamo segnato momenti importanti: proprio con il Papanice segnammo io e Vito, nella Coppa della Provincia, al Berlingieri contro il Torretta segnarono Vito e Giuseppe, e poi di nuovo in casa del Torretta, in prima categoria, quando vincemmo 2 a 1 con un goal mio ed uno di Vito. Ma ci sarebbe tanto altro da raccontare.” A quanto pare il tuo futuro lo vedi sempre a Crucoli. “Mi sembra evidente, ma io l’ho sempre ribadito: la maglia del proprio paese per me è tutto. Ed i soldi per me non hanno mai contato niente, anche se di proposte allettanti ne ho avute e continuo tutt’ora ad averne. Da Cariati, a Corigliano, a Cirò Marina, richieste di società che puntano in alto ma che non ho mai preso in considerazione, né me ne sono pentito, anche ho sempre voluto mettermi in gioco.” Qual è allora, secondo te, il segreto di questa Crucolese? “Innanzitutto la presenza di un’ossatura base e costante di quei 4-5 giocatori, i cosiddetti veterani dei quali mi onoro di far parte e che sono da aiuto e da collaborazione nella gestione globale della squadra. In tempi passati abbiamo vissuto insieme momenti di totale abbandono da parte della cittadinanza e delle istituzioni, ma con sacrificio e dedizione personale abbiamo portato avanti, nonostante le difficoltà, il discorso calcio in un paesino piccolo come il nostro. Oggi, fortunatamente, la situazione societaria è tutta un’altra cosa e dall’arrivo del presidente Giuseppe Bruno e di nuovi dirigenti, negli ultimi due anni, la Crucolese è una “famiglia” nella quale tutto funziona con più organizzazione e regolarità, nonostante la perenne carenza di fondi nelle casse societarie.” Insomma, da settembre ti ritroveremo in prima fila tra i giallorossi? “Non ci sono dubbi, e sicuramente non nuovi stimoli, sperando di migliorare ancora di più l’ultima stagione che ci ha visti sfiorare persino i play off.” |